SINDROME DEL BURNOUT

 

 

 

 

SINDROME DEL BURNOUT

La traduzione italiana della parola “burnout”, che comunemente avviene con il termine “bruciato” (o anche “scoppiato” o “andato in cortocircuito”), permette di descrivere parte delle sensazioni vissute da chi sperimenta lo stato di questa sintomatologia.

La “sindrome del burnout” è una tipologia specifica di disagio psicofisico connesso al lavoro che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali.

Tale problematica è stata descritta inizialmente da H. Freudenberge  e da C. Maslach che notarono un forte disagio su alcuni operatori di un istituto di igiene mentale. Questo problema è stato riscontrato in modo predominante in coloro che operano in ambiti sociali e sanitari come medici, psicologi, assistenti sociali, esperti di orientamento al lavoro, fisioterapisti, operatori dell’assistenza sociale e sanitaria, infermieri.

Il contatto costante con le persone e con le loro esigenze, l’essere a disposizione delle molteplici richieste e necessità, sono alcune delle caratteristiche comuni a tutte quelle attività che hanno come obiettivo professionale il benessere delle persone e la risoluzione dei loro problemi.

Questo tipo di sindrome è legata a questi specifici lavori perché origina dall’entrare in contatto con le problematiche dolorose degli altri esseri umani. Quindi ha a che fare con l’empatia e con una mala gestione di questa, cioè si finisce con il prendersi carico dei problemi degli altri fino ad arrivare ad esserne sopraffatti.

La “sindrome del burnout” rappresenta una vera e propria forma di esaurimento.

Il burnout ha manifestazioni specifiche:

-Un deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro. Un lavoro inizialmente importante, ricco di prospettive ed affascinante diventa sgradevole, insoddisfacente e demotivante. Si ha la sensazione di non dare il meglio di se stessi.

-Un deterioramento delle emozioni. Sentimenti positivi come per esempio l’entusiasmo, motivazione e il piacere svaniscono per essere sostituiti dalla rabbia, dall’ansia, dalla depressione.

L’individuo che soffre di questa patologia deve rivolgersisi a specialisti nell’approccio di questi sintomi (soprattutto quelli di stampo psicologico). Contemporaneamente, con un po’ di impegno personale, ci si può sforzare di non cadere in questa spirale di bassa autostima e disperazione, tentando di regolare le proprie giornate, nonostante gli impegni ed i problemi, favorendo un comportamento che tenga conto delle proprie necessità personali. Per esempio:

  1. Ritagliarsi sempre un proprio spazio nel corso della giornata di almeno 30 minuti per staccare la spina
  2. Dormire almeno 6 ore a notte
  3. Imparare a tenere sotto controllo la respirazione per calmare i nervi. Aiutano molto in questo caso le pratiche di meditazione.
  4. Mantenere il più possibile un atteggiamento ottimista
  5. Concentrarsi sui propri obiettivi e non perderli mai di vista
  6. Non arrendersi davanti alle prime difficoltà.
  7. Focalizzarsi sui piccoli piaceri e renderli la base della propria (crescente) soddisfazione.
Bianchi R, Schonfeld IS, Laurent E. Burnout-depression overlap: a review. Clin
Psychol Rev. 2015 Mar;36:28-41.